Gli “underdogs” della natura: perché gli animali meno amati sono fondamentali per la vita sulla Terra

DiMarina Abisso

Dall’avvoltoio alla limaccia-leopardo, passando per i nostri amati pipistrelli, il numero di luglio 2025 di National Geographic porta sotto i riflettori alcuni animali bistrattati ma vitali per gli ecosistemi. Tra i protagonisti, i nostri fedeli compagni delle grotte

Fonte:
National Geographic, “The astonishing superpowers of nature’s most unloved animals”, a cura di Christine Dell’Amore –

“Bello” non è sempre sinonimo di “utile”. È questo il messaggio forte e chiaro che emerge dallo speciale di luglio di National Geographic, dedicato agli “underdogs” del regno animale: quelle specie che non vincono concorsi di simpatia, ma senza le quali molti ecosistemi collasserebbero.

Sono creature tutt’altro che affascinanti nell’immaginario collettivo, ma essenziali per l’equilibrio naturale. Il progetto, arricchito dalla docuserie Underdogs narrata da Ryan Reynolds, vuole cambiare la narrazione intorno a quegli animali che spesso suscitano disgusto, paura o disinteresse.

Tra i protagonisti dello speciale e della nuova serie documentaria Underdogs (narrata con umorismo da Ryan Reynolds), troviamo una schiera di creature spesso ignorate o addirittura disprezzate: avvoltoilimacce-leopardoaye-ayebradipi, ma soprattutto pipistrelli – animali che ogni speleologo conosce bene e che da sempre popolano le nostre grotte.

Vediamoli uno per uno — con una menzione speciale per i pipistrelli, compagni di tante esplorazioni ipogee.

Pipistrelli: i custodi silenziosi del sottosuolo

Per noi speleologi, i pipistrelli non sono certo una sorpresa. Ma al di fuori del mondo ipogeo, i mammiferi alati sono ancora vittime di pregiudizi: associati alla paura, alla notte e – in tempi recenti – persino a pandemie. Tuttavia, lo speciale di National Geographic ne svela il ruolo ecologico cruciale, sottolineando quanto siano impollinatori, predatori di zanzare e agenti del ciclo dei nutrienti. Sono indicatori ecologici e ingranaggi fondamentali della biodiversità.

In ambienti carsici e grotte naturali, i pipistrelli rappresentano un collegamento diretto tra il mondo sotterraneo e quello esterno. Le loro deiezioni (guano) fertilizzano interi micro-ecosistemi, sostenendo insetti, funghi e persino altri vertebrati. Alcune specie frugivore sono fondamentali per la disseminazione di semi, contribuendo alla rigenerazione delle foreste tropicali.

Inoltre, una sola colonia può consumare tonnellate di insetti ogni anno, riducendo la necessità di pesticidi chimici nelle aree agricole. Lungi dall’essere solo “ospiti delle grotte”, i pipistrelli sono ingegneri ecologici di prim’ordine.

National Geographic sottolinea come la paura e l’ignoranza minaccino la conservazione dei pipistrelli, che invece sono alleati preziosi contro malattie e in agricoltura biologica.

L’importanza degli “incompresi”

Oltre ai pipistrelli, l’articolo menziona altre specie meno appariscenti ma dotate di abilità straordinarie, tra cui:

  • Avvoltoi, che impediscono la diffusione di malattie eliminando carcasse in decomposizione.
  • Limacce-leopardo, capaci di ingerire parassiti che altrimenti danneggerebbero le coltivazioni.
  • Bradipi, il cui pelo ospita un vero micro-ecosistema fatto di alghe e falene.
  • Aye-aye, un primate malagasy notturno, specialista nella caccia agli insetti attraverso rami e tronchi cavi.

Tutti questi animali sono stati spesso marginalizzati nella narrazione conservazionista a favore di specie più fotogeniche, come panda o tigri. Ma come sottolinea Dell’Amore, la biodiversità funziona proprio perché esistono questi “non protagonisti”. E se venissero a mancare, anche le specie più amate ne risentirebbero.

Parliamone, uno per uno.

Avvoltoi

Spesso considerati sinistri o portatori di sfortuna, gli avvoltoi sono in realtà spazzini naturali, capaci di bonificare rapidamente carcasse infette.
Il loro sistema digestivo distrugge agenti patogeni come antrace e peste bovina. In Africa e Asia, la loro diminuzione ha causato aumenti nei cani randagi e nella diffusione della rabbia.

Proteggerli significa proteggere anche la salute umana.

Bradipi tridattili

Animali notoriamente lenti e considerati “pigri”, i bradipi ospitano nel loro folto pelo alghe, funghi e falene. Questo mini ecosistema contribuisce al loro mimetismo e rilascia nutrienti quando defecano.
Inoltre, il lento metabolismo del bradipo è un esempio virtuoso di efficienza energetica in natura.

Bradipo tridattilo appeso a un ramo – immagine CC0 da Rawpixel/Wikimedia Commons

Limacce-leopardo

Questi molluschi striati non sono particolarmente amati da giardinieri o escursionisti, ma svolgono una funzione cruciale: riciclano materia organica in decomposizione.
Si nutrono anche di parassiti e di altre limacce dannose, regolando gli equilibri naturali del suolo.

Scimmie nasiche

Con il loro naso pendulo e l’aspetto stravagante, le scimmie nasiche del Borneo sono spesso derise. In realtà, sono indicatori di salute delle foreste di mangrovie e fiumi tropicali.
Vivono in habitat vulnerabili e la loro conservazione implica la protezione di interi ecosistemi ripariali.

Scimmia nasica con proboscide prominente – dominio pubblico (CC0, Monaco Nature Encyclopedia)

Rane africane (es. rana toro africana)

Queste rane hanno fama di essere aggressive e poco gradevoli. Tuttavia, sono voraci predatrici di insetti, contribuendo al controllo biologico delle zanzare e di altre specie infestanti.
Alcune sono capaci di sopravvivere a lunghi periodi di siccità sepolte nel terreno, adattamenti estremi utili per lo studio dei cambiamenti climatici.

Taccole megapodi

Uccelli poco noti, simili a galline, i megapodi sono famosi per costruire nidi “a compost” che generano calore grazie alla fermentazione della materia vegetale.
Questo comportamento rende le loro uova incubate dal calore biologico, non corporeo, una strategia riproduttiva unica che modella il microclima forestale.

Aye-aye

Primate notturno del Madagascar, con dita lunghe e occhi penetranti, spesso ritenuto portatore di sventura nelle credenze locali.
In realtà è un maestro dell’ecolocalizzazione tattile: percuote i tronchi con le dita scheletriche e individua insetti sotto la corteccia.
È un esempio di nicchia evolutiva estremamente specializzata.

Aye-aye del Madagascar – immagine estratta da Wikimedia Commons, dominio pubblico

Una lezione per chi ama il mondo ipogeo

L’articolo è un invito implicito a rafforzare l’impegno per la tutela dei pipistrelli e del loro habitat sotterraneo. In Italia, diverse sezioni del CAI e gruppi di ricerca collaborano con progetti regionali di monitoraggio e censimento. Molte grotte sono zone di riproduzione o svernamento e devono essere protette da disturbi antropici, specie durante i periodi sensibili.

L’informazione è il primo passo: come ci insegna questo articolo, conoscere è già un atto di conservazione.

In un mondo che premia l’apparenza, National Geographic ci ricorda che il vero valore della natura risiede anche (e forse soprattutto) nei suoi “brutti anatroccoli”. Speleologi, naturalisti e indifferenti, siete avvisati: è il momento di cambiare prospettiva.

E’ un richiamo all’essenza della ricerca sotterranea: guardare oltre la superficie. Spesso, proprio nei luoghi più oscuri e negli esseri meno “apprezzati”, si nascondono le chiavi dell’equilibrio ecologico.

Continuare a difendere le grotte come habitat sensibili, promuovere la convivenza con pipistrelli e altre specie troglofile, e sensibilizzare il pubblico sulla ricchezza della biodiversità invisibile: questa è la sfida che Scintilena raccoglie e rilancia.

La classifica della fauna incompresa (che ci insegna molto, oltre all’umiltà)

più brutti (ma affascinanti):

  1. Aye-aye (la dimostrazione vivente che la natura ama i personaggi gotici)

Dita scheletriche, occhi spiritati, denti roditori — sembra uscito da un film horror. Ma ha una destrezza incredibile e un ruolo ecologico insostituibile. Se la natura avesse un freak show, sarebbe in prima fila.

  1. Limaccia-leopardo (non bella, ma biodegradabile e multiuso)

Viscida, lenta, striata come un’antenata del punk. Non vince premi di simpatia, ma è una vera decompositrice professionista. Rispetto.

Limaccia-leopardo su muschio – dominio pubblico (CC0, lavoro del governo USA)
  1. Scimmia nasica (dimostra che anche un naso da clown può governare la giungla)

Quel naso sproporzionato fa sorridere, ma nei loro gruppi c’è una socialità ricca, e sono acrobate straordinarie tra gli alberi delle mangrovie. Brutta? Solo a prima vista.

4. Avvoltoio (chi ha detto che bisogna essere carini per essere fondamentali? Chiedetelo a un avvoltoio)

Pelato, curvo, con becco adunco. Sembra il “nonno malvagio” della fauna. Ma senza di lui, la savana sarebbe una discarica. Eleganza macabra.

I più teneri (contro ogni pronostico):

  1. Bradipo (“Bradipi: maestri zen, parrucchieri delle foreste, testimonial della lentezza”

Occhioni dolci, andatura da vecchio saggio zen. Ha una lentezza che rilassa solo a guardarlo. La sua goffaggine è irresistibile — è praticamente lo Yoda della giungla.

  1. Pipistrello (non è un mostro: è un disinfestatore notturno che lavora gratis)

Ok, per chi li conosce bene, sono adorabili. Quando si avvolgono nelle ali o si puliscono il muso con le zampette, sprigionano un fascino timido e tenerissimo. E alcuni sembrano minuscoli cagnolini alati.

  • Rana africana (un samurai col fango tra le dita)

Ha un’espressione impassibile, quasi da samurai zen. E quando canta nella stagione delle piogge, fa vibrare l’intera savana. La sua “bruttezza” è tutta personalità, carattere e carisma.

4    Megapodo (non cova le uova col calore del corpo: le cucina a compost. Altro che Masterchef)

Un pollo che fa il giardiniere termico. Tenero? Magari no a prima vista, ma l’idea che covi le uova col compost è così geniale che fa sorridere con simpatia.

È nell’insolito che la natura nasconde la sua bellezza più autentica. Chi ama grotte, cavità e anfratti sa bene che le meraviglie vere spesso non brillano, ma si rivelano in silenzio. Come pipistrelli dormienti appesi al soffitto di una grotta: poco appariscenti, ma pieni di vita e storie.

Underdogs

Underdogs è una docuserie (vale a dire un documentario diviso in più episodi, come una serie TV) naturalistica prodotta da National Geographic, uscita nel giugno 2025, che celebra gli animali più trascurati, incompresi o ingiustamente bistrattati del regno animale — quelli che raramente finiscono su poster o campagne di conservazione, ma che svolgono ruoli ecologici cruciali.

Quello che la rende speciale è il narratore, Ryan Reynolds, attore di Deadpool: con tono ironico e irriverente, racconta le storie di questi animali con umorismo brillante e taglio cinematografico, trasformando creature poco amate in protagonisti di filmati coinvolgenti.

I protagonisti sono gli “underdogs”: animali come quelli dell’articolo: brutti ma buoni, ma non da mangiare.

L’obiettivo è ribaltare i pregiudizi e rivalutare il valore ecologico e l’importanza evolutiva di animali solitamente considerati “brutti”, “noiosi” o addirittura “inquietanti”

Il messaggio è forte e chiaro: la natura non è un concorso di bellezza, e anche le creature meno appariscenti sono indispensabili alla vita sulla Terra.

Underdogs èin onda su National Geographic TV dal 15 giugno 2025, ed è disponibile in streaming (il giorno successivo alla diretta) su Disney+ e Hulu.

  • In Italia, probabilmente su Disney+ nella sezione “National Geographic” (sto verificando se è già attiva).
Immagine promozionale ufficiale della docuserie “Underdogs” – National Geographic

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