Zeno Zoccatelli – fonte
Si sente spesso dire che la Svizzera si distingue per una legislazione che rispetta gli animali più di quanto non succeda in altri Paesi. Ma è davvero così? L’esempio dell’illegalità degli occhiali e delle lenti a contatto per polli.
Qualche tempo fa, la trasmissione Quite Interesting, del canale britannico BBC, sulla sua pagina Facebook ha postato un curioso aneddoto riguardante la Confederazione. “In Svizzera è illegale obbligare il pollame domestico a indossare occhiali o lenti a contatto”.
Si potrebbe immaginare che la redazione abbia preso un abbaglio. Lenti a contatto e occhiali per polli vietati per legge? Ma quando mai?
Eppure, è proprio così. L’articolo 20 dell’Ordinanza sulla protezione degli animali (OPAn) elenca le pratiche vietate sui volatili domestici. Tra queste: “L’utilizzo di occhiali e di lenti a contatto nonché l’applicazione di dispositivi che impediscono la chiusura del becco”.
Dietro questo articolo non c’è però una decisione di un tribunale che ha bacchettato un allevatore improvvisatosi ottico con risultati imbarazzanti per gli animali, ma una ragione più seria, legata a una pratica ancora possibile in vari Paesi, anche se ormai non più molto diffusa.

Polli cannibali
Come ci spiega Sibel Konyo della fondazione zurighese Tier Im Recht (TIR) – il cui scopo è migliorare la relazione umani-animali dal punto di vista legale, etico e sociale – l’applicazione di occhiali e lenti a contatto sul pollame è un tentativo di adattare i volatili a condizioni di allevamento non “animal-friendly”.
Quando galli e galline di trovano in uno spazio limitato e senza sufficienti distrazioni, infatti, possono ferirsi a vicenda e sviluppare tendenze cannibalistiche. Per evitarlo, una pratica ancora utilizzata nel mondo è il taglio del becco. Un’altra, appunto, sono gli “occhiali”. Essi non servono a migliorare la qualità della visione del pollo, ma a ridurla, con lenti rosse se non con veri e propri paraocchi.
L’idea alla base delle lenti colorate, prodotte inizialmente negli Stati Uniti all’inizio del XX secolo, era evitare che il pollame distinguesse il colore del sangue, alla cui vista galline e galli, si diceva, diventerebbero più aggressivi.
Tuttavia, “applicare tali dispositivi – con morsetto o tramite un ago che perfora il becco – è doloroso per gli animali, i quali rischiano inoltre di urtare gli oggetti sul loro cammino che non riescono più a vedere”, spiega Konyo.
Le lenti a contatto hanno lo stesso scopo. Negli anni Ottanta, negli Stati Uniti, l’azienda Animalens brevettòe promosse l’utilizzo di lenti a contatto rosse per pollame.

Animalens decantava i presunti benefici dell’invenzione: una produzione maggiore di uova, un minor utilizzo di mangime e una mortalità ridotta. Tuttavia, successivi studi hanno dimostrato che l’unica caratteristica degna di nota che distingueva un allevamento di galline ovaiole con le lenti a contatto da uno senza erano le infezioni oculari.
Una curiosità lessicale
Non c’è da stupirsi quindi che la Svizzera, in una grande modifica dell’OPAn in vigore dal 2008, abbia introdotto tale divieto.
Va sottolineato comunque che regole analoghe erano già presenti in altri Paesi, tra cui anche il Regno Unito.
Non si deve però biasimare la BBC per avere definito la norma una peculiarità svizzera. La legge britannica utilizza infatti termini più tecnici: “È proibito applicare qualsiasi dispositivo che abbia lo scopo o l’effetto di limitare la vista di un uccello con un metodo che implica la perforazione o la mutilazione del setto nasale”.
Quella degli “occhiali per polli”, dunque, è una curiosità che deriva dal campo lessicale piuttosto che da quello del diritto, ed è probabilmente dovuta al linguaggio più semplice e diretto utilizzato in Svizzera (vedi riquadro).

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