Dimmi come addestri il tuo cane e ti dirò chi sei

C’è un legame tra il metodo che usiamo per educare il nostro cane e i nostri valori morali. Esaminiamo il labile confine tra addestramento e prevaricazione.

Addestramento

Il modo in cui addestriamo i cani riflette la nostra visione dei diritti animali. Mr Vito / Getty Images

Il modo in cui scegliamo di addestrare i nostri cani riflette le nostre posizioni etiche sul rapporto tra uomo e animale

Ecco in estrema sintesi, i risultati di uno studio pubblicato su Anthrozoös e condotto dalle università di Edimburgo e Copenhagen, volto a investigare il legame tra il trattamento che riserviamo ai cani e quello che pensiamo della natura in generale.

I tre orientamenti

Lo studio ha coinvolto 500 volontari, tutti statunitensi, ai quali è stato sottoposto un questionario relativo al rapporto con i loro cani e in particolare ai loro metodi di addestramento (se volete cimentarvi, il questionario è qui). Tra i cinofili selezionati tra quasi 1.000 candidati c’erano addestratori professionisti ma anche semplici appassionati, in un range d’età compreso tra i 25 e i 74 anni.

L’analisi delle risposte ha permesso ai ricercatori di individuare tre diversi orientamenti etici nel campo del benessere animale e dei loro diritti:

  1. Orientamento antropocentrico, cioè l’idea che sia accettabile che gli umani usino gli animali per i loro scopi
  2. Orientamento di protezione animale, cioè l’idea che sia accettabile che gli umani usino gli animali, ma con l’obbligo di garantire il loro benessere
  3. Orientamento verso i diritti animali, cioè l’idea che agli animali debbano essere concessi diritti simili o uguali a quelli degli umani

E come potete forse immaginare, c’è un legame diretto tra questi tre orientamenti e i metodi di addestramento preferiti.

Etica e addestramento

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I cinofili appartenenti al gruppo 1 tendono a usare metodi più “ruvidi” nell’addestramento dei cani, dalle sgridate alle correzioni fisiche (per esempio tirare il guinzaglio o usare uno shock collar).

Gli altri due gruppi, al contrario, preferiscono il cosiddetto metodo gentile: premiare i cani quando fanno qualcosa di gradito invece di punirlo quando fa qualcosa di sbagliato.

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Secondo gli autori, è la dimostrazione che l’addestramento non è un’attività neutra e meccanica alla quale vengono sottoposti tutti i cani: la scelta del metodo da utilizzare è strettamente legata a come l’addestratore (professionista o fai-da-te) vede la natura in generale, e al modo in cui possiamo trattarla (o sfruttarla)

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